martedì 26 luglio 2022

ANDREA ROMPIANESI "DA ERE RELATE" PUNTOACAPO, EDITRICE, PASTURANA (AL) 2022


Con “Da ere relate” Andrea Rompianesi si fa portavoce di una duplice concezione poetica. Da una parte la dicotomia prosa-poesia si frantuma per formare un unicum poetico, dall’altra la poesia avvalora l’apporto filosofico da cui ha scaturigine la weltamshaung dello scrittore stesso.

Non era semplice né scontato un simile procedimento, ma l’elaborazione avvenuta fa sì che il lettore si trovi di fronte ad una serie di riflessioni che lo conducono, attraverso puntuali specificazioni, ad un approfondimento di ciò che lega la razionalità e l’irrazionalità, la natura ed il suo procedere, il pragmatismo e il sentimento utopico.

“Se poi aristotelica voce insinuasse ciò che è assolutamente vero così anche assolutamente essere, condurrei in sommo grado il passaggio all’ambìto progetto di volo, di corale rinascente dilucolo.”

In questa breve estrapolazione di una frase si può avvalorare e quindi giustificare l’affermazione sostenuta poc’anzi. Non c’è chi non veda uno svolgersi stilistico di prosa poetica che si accolla e regge lo studio e l’introspezione filosofica. Se ciò non bastasse basta ricorrere al pensiero VII della seconda parte, riprodotto secondo uno schema poetico verticale (VII bis).

Lo stile si traduce ipso facto in un filo conduttore che ci trasporta a riconsiderare il criticismo kantiano non solo come momento più elevato del pensiero filosofico ma anche come punto di partenza che ha saputo o per lo meno ha cercato di superare il dogmatismo metafisico. Da qui si impone la conoscenza, o quel che ne resta.

“Ma più di ogni iato, torna il rigore del mio criticismo solerte, di più relativo, così da non porre verità spendibili da una ragion pura, ma concedendo il tono seducente del compromesso con la ragion pratica, necessitante l’imperativo categorico dell’ordine a dirsi la libertà personale termina dove inizia l’altrui.”

Non è un caso, come si vede, che l’exergum iniziale riporti proprio una citazione del grande filosofo tedesco, così come non è un caso che nella seconda parte della raccolta venga riportata una citazione di San Tommaso riguardante l’esistenza di Dio. Siamo su due fronti paralleli che si compongono e scompongono come un puzzle e che ci inducono a profondi ripensamenti: su noi stessi, sulla vita, sulla natura, sulle convinzioni e convenzioni.

Se riconsideriamo il titolo, che a prima vista può apparire criptico, ci accorgiamo allora che le ere sono il passaggio del tempo, del nostro tempo, del nostro sapere e conoscere, delle nostre incerte certezze. E quell’aggettivo relate (dal participio passivo del verbo latino referre) non sta solo ad indicare qualcosa cui si riferisce, bensì una relazione a 360 gradi con noi stessi e il mondo che ci circonda.

“(…) certo bisogna reagire, tornare alle cose. Riacquistare rapporto con i fenomeni, giungere alla visione d’origine, concedere attesa (supposta attenzione?) per coscienza intenzionale attraverso (mia cara) (e nel senso) di una epoché (sospeso il giudizio) (…) Intersoggettività trascendentale o insieme delle umane operazioni.”

Ed ecco allora la necessità di rivolgersi ad altro. Meglio ancora: ricercare il Supremo, ciò che non si percepisce se non con la fede, riconoscere che altrimenti è un fallire, un venir meno: cercare un aggrappo, chi ci sostiene.

“Il mio, a un punto, precipitare scomposto, turrito, avulso, nell’acquoso ristagno di una escatologica incognita, attempata ad angoscia. (…) Lo Spirito ha invaso il silenzio, sospinto l’acceso tumulto alzandolo in fede aperta, così come accolta, assunta. Da segno su pelle, su animo, inizia anche il tempo riflesso del cogliere il dato pensante che espone il pensiero. Fede e ragione… riamato.”

A questo punto sembra che ogni ostacolo sia stato rimosso. La filosofia ha offerto se stessa come Vestale sacrificale e sacrificata, la teologia ha guidato e ordinato il soccorso. Non rimane che andare “verso l’Assoluto trascendente/ (l’Essere divino è il suo stesso essere sussistente; gli enti hanno l’essere per partecipazione) // verso il Padre / «… come io vi ho amato…»”

 

Enea Biumi