Enea
Biumi “Rosa fresca aulentissima” (Genesi Editrice, 2018)
“Alle dieci e quindici precise il campanile di San Biagio
diede un tocco grave che proclamò l’abbrivio di uno scampanio disordinato ma
felicemente festivo”. Inizia così il romanzo “Rosa fresca aulentissima” di Enea
Biumi, autore varesino, indicando dalla prima battuta la vocazione descrittiva
e l’acutezza dell’osservazione intenta a ritrarre efficacemente il piccolo
mondo della provincia lombarda. Si potrebbero evocare i nomi di Chiara e
Vitali, di una predisposizione al ritratto ironico e allusivo, anche se qui la
vicenda si concentra sulla scomparsa di una attraente ragazza, figlia del
sacrista del paese, immergendosi quindi nel clima dell’investigazione condotta
dal maresciallo Rosario Panepinto. Il tutto si distende nell’accortezza di una
scrittura che vede l’autore calibrare le effusioni espressive a disegno dei
particolari e degli ambienti con la tessitura spontanea e determinata dai
vividi caratteri dei personaggi che animano ipocrisie e maldicenze di paese,
passioni inconfessabili e nascoste, tracce definibili di subitanee accensioni.
Ben presto la tragedia s’impone con il ritrovamento del corpo della giovane
assassinata. Il giallo assume le condizioni di specchio di una società minima
oppressa da vizi privati e pubbliche virtù. La fluidità narrativa si armonizza
con una indagine coinvolgente che avanza attraverso spunti godibili mai slegati
dall’inquietudine propria di una domanda che si trasforma in denuncia civile.
Le insofferenze diffuse, che spesso si trasformano in derive violente,
impongono alla riflessione del lettore tutta la problematicità dell’esistenza
nei suoi tratti sociali che non possono non essere anche politici. Ma la
durezza dei contenuti viene sempre compensata da un’andatura narrante che
caratterizza la scrittura di Enea Biumi, la profonda declinazione umanistica e
la capacità di tratteggio cromatico della sua identità di poeta.
Andrea Rompianesi
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