domenica 24 maggio 2026

Ivan Pozzoni, Lo Stato Pontificio, Edizioni Divinafollia, 2026, p.58, 12€

 

Il tardomodernismo letterario come nuovo Gruppo ’63: Lo Stato Pontificio di Ivan Pozzoni

 Non potremmo essere più distanti. Non potremmo essere più diversi, Pozzoni ed io, quanto a stile letterari, contenuti, forma e sostanza. Io per lui potrei essere una “Liala” (celebre autrice di romanzi rosa), per ricordare il termine che i poeti avanguardisti del famoso Gruppo ’63 usavano ironicamente nei confronti di autori rimasti tradizionali. Eppure lui chiede a me le mie impressioni di lettura ed io spero che lui mi trasmetta le sue su quanto scrivo io, anche se per Pozzoni leggermi potrebbe essere come leggere il tipico bigliettino che si trova scartando una nota marca di cioccolatini. Perché? Perché in letteratura e specialmente in poesia si fa così, ci si legge e ci si confronta anzi, più si è diversi più il confronto può essere interessante e stimolante. Del resto io sostengo da sempre la massima libertà espressiva dei poeti, al di fuori di ogni vincolo formalistico. E l’energico verso di Pozzoni è splendidamente libero. Libero di transitare nella prosa poetica, libero di cantare la drammaticità della vita attraverso le emozioni e i sentimenti come pure mettendo in versi arte, storia, politica, mitologia e persino economia e finanza ma il tutto resta poesia nel senso più etimologico del termine ossia “ciò che si fa” (verbo greco poiein). Il suo frequente saltare di palo in frasca è proprio la sua vera forza espressiva. Non cerchiamo quindi di capire tutto ma avventuriamoci nel mondo della scrittura di Ivan Pozzoni e sarà come viaggiare da un capo all’altro di tutto; sarà, a tratti, risentire la voce di Carmelo Bene che declama Baudelaire;  sarà un viaggio a tutto campo in una sua profonda, personale cultura che abbraccia vari aspetti del sapere umano per tradurlo in una vertiginosa alleanza di tragedia e comicità, irriverenza nei confronti di qualsiasi concessione all’ipocrisia dell’“esser perbene e far la faccia che conviene”, come cantava Guccini nel suo “Antisociale”. Ivan Pozzoni, per ciò che con notevole impegno sa comunicare, potrebbe quindi porsi a capo di un nuovo gruppo simile al citato Gruppo ’63 perché senza darsi delle regole definite tale gruppo diede origine a opere di assoluta libertà contenutistica, senza una precisa trama, che in ogni caso contestavano e respingevano i moduli tipici del romanzo neorealista e della poesia tradizionale, perseguendo una ricerca sperimentale di forme linguistiche e contenuti. Forse siamo in troppi ormai a friggere e rifriggere sempre la stessa roba, anche se con risultati talvolta eleganti, piacevoli e apprezzabili. Forse è il momento di una nuova svolta come fu quella del 1963 e Ivan può esserne protagonista.

Ugo Colla


 

 Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha introdotto in Italia la materia della Law and Literature. Ha diffuso saggi su filosofi italiani e su etica e teoria del diritto del mondo antico; ha collaborato con con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2005 e 2026 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi IntroversiMostriGalata morenteCarmina non dant damenScarti di magazzinoQui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez la troika e La malattia invettiva con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il Guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni e Kolektivne NSEAE e Lo Stato Pontificio con Divinafollia. Ha scritto/curato 152 volumi, scritto 1000 saggi, fondato un movimento d'avanguardia (NeoN-avanguardismo, approvato da Zygmunt Bauman), e steso un Anti-Manifesto NeoN-Avanguardista. I suoi versi sono tradotti in trenta lingue. Nel 2024, dopo sei anni di ritiro totale allo studio accademico, rientra nel mondo artistico italiano e fonda il collettivo NSEAE (Nuova socio/etno/antropologia estetica) [https://kolektivnenseae.wordpress.com/], braccio “armato” del tardomodernismo letterario.

 


Nessun commento:

Posta un commento