Il
tardomodernismo letterario come nuovo Gruppo ’63: Lo Stato Pontificio di
Ivan Pozzoni
Non
potremmo essere più distanti. Non potremmo essere più diversi, Pozzoni ed io,
quanto a stile letterari, contenuti, forma e sostanza. Io per lui potrei essere
una “Liala” (celebre autrice di romanzi rosa), per ricordare il termine che i
poeti avanguardisti del famoso Gruppo ’63 usavano ironicamente nei confronti di
autori rimasti tradizionali. Eppure lui chiede a me le mie impressioni di
lettura ed io spero che lui mi trasmetta le sue su quanto scrivo io, anche se
per Pozzoni leggermi potrebbe essere come leggere il tipico bigliettino che si
trova scartando una nota marca di cioccolatini. Perché? Perché in letteratura e
specialmente in poesia si fa così, ci si legge e ci si confronta anzi, più si è
diversi più il confronto può essere interessante e stimolante. Del resto io
sostengo da sempre la massima libertà espressiva dei poeti, al di fuori di ogni
vincolo formalistico. E l’energico verso di Pozzoni è splendidamente libero.
Libero di transitare nella prosa poetica, libero di cantare la drammaticità della
vita attraverso le emozioni e i sentimenti come pure mettendo in versi arte,
storia, politica, mitologia e persino economia e finanza ma il tutto resta
poesia nel senso più etimologico del termine ossia “ciò che si fa” (verbo greco
poiein). Il suo frequente saltare di palo in frasca è proprio la sua
vera forza espressiva. Non cerchiamo quindi di capire tutto ma avventuriamoci
nel mondo della scrittura di Ivan Pozzoni e sarà come viaggiare da un capo
all’altro di tutto; sarà, a tratti, risentire la voce di Carmelo Bene che
declama Baudelaire; sarà un viaggio a
tutto campo in una sua profonda, personale cultura che abbraccia vari aspetti
del sapere umano per tradurlo in una vertiginosa alleanza di tragedia e
comicità, irriverenza nei confronti di qualsiasi concessione all’ipocrisia
dell’“esser perbene e far la faccia che conviene”, come cantava Guccini nel suo
“Antisociale”. Ivan Pozzoni, per ciò che con notevole impegno sa comunicare,
potrebbe quindi porsi a capo di un nuovo gruppo simile al citato Gruppo ’63
perché senza darsi delle regole definite tale gruppo diede origine a opere di
assoluta libertà contenutistica, senza una precisa trama, che in ogni caso
contestavano e respingevano i moduli tipici del romanzo neorealista e della
poesia tradizionale, perseguendo una ricerca sperimentale di forme linguistiche
e contenuti. Forse siamo in troppi ormai a friggere e rifriggere sempre la
stessa roba, anche se con risultati talvolta eleganti, piacevoli e
apprezzabili. Forse è il momento di una nuova svolta come fu quella del 1963 e
Ivan può esserne protagonista.
Ugo Colla
Ivan
Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha introdotto in Italia la materia della Law
and Literature. Ha diffuso saggi su filosofi italiani e su etica e teoria
del diritto del mondo antico; ha collaborato con con numerose riviste italiane
e internazionali. Tra 2005 e 2026 sono uscite varie sue
raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana,
con A&B Editrice, Versi Introversi, Mostri, Galata
morente, Carmina non dant damen, Scarti di
magazzino, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez
la troika e La malattia invettiva con Limina
Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il Guastatore,
con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni e Kolektivne
NSEAE e Lo Stato Pontificio con Divinafollia. Ha scritto/curato 152
volumi, scritto 1000 saggi, fondato un movimento d'avanguardia
(NeoN-avanguardismo, approvato da Zygmunt Bauman), e steso un Anti-Manifesto
NeoN-Avanguardista. I suoi versi sono tradotti in trenta lingue. Nel 2024, dopo
sei anni di ritiro totale allo studio accademico, rientra nel mondo artistico
italiano e fonda il collettivo NSEAE (Nuova socio/etno/antropologia estetica) [https://kolektivnenseae.wordpress.com/],
braccio “armato” del tardomodernismo letterario.
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