mercoledì 26 gennaio 2022

Umberto Belardinelli, Stella del Mare, ed. Scriptores, Varese, youcanprint, 2021, € 12,00

 

                                             

La stella è il faro che nella notte conduce il viaggiatore. E se si tratta  di un navigante gli indica pure il percorso. Sia in terra che in mare la stella è di per sé guida sicura. Ma nella raccolta di Belardinelli è qualcosa di più. Il poeta trascende il dato immediato, la materialità che comunque, bene o male, ci appartiene ed appartiene alle cose (mare e stella sono elementi palpabili, se non con le mani, almeno con gli occhi). Eppure non ci si può fermare a questa visione materica. Belardinelli suggerisce ben altro. Allora, come in ogni poesia, ecco che il significante traduce e rivela il significato. E non si tratta solo di simbologia. Perché  il simbolo assurge a motivante rivelatore di un pensiero filosofico e teologico che ci induce a varie riflessioni.

Si può credere in Dio o non credere. Ma non è questo il punto. Il discrimine fra bene e male appartiene a tutti: atei o credenti. Ed è ciò che più è visibile in questa raccolta poetica dai tratti e dai risvolti di una grande fede, risvegliata e vivificata dall’incontro con la vita di Santa Faustina Kowalska, cui il poeta per motivi personali, è assai devoto. Lo sta a dimostrare la lirica “Le due strade” che invita a non facili e semplicistiche soluzioni. Anzi. La via più tortuosa è quella che alla fine ti fa raggiungere la felicità. Proprio perché è tormentata da pruni, da sassi, da sentieri irti che segnano lacrime e dolore, solo qui s’incontra l’anelata gioia, dimenticando perfino ogni sofferenza. Così come sta scritto nel Vangelo “larga è la via che conduce alla perdizione (….) mentre angusta è quella che porta alla vita” (Mt. 7; 13-14). L’imput decifrabile è appunto questa grande religiosità che si fa vita concreta, come concreto è il dolore o la gioia. Il tutto inserito in versi davvero ricchi sia di immagini che di sonorità (l’endecasillabo è il rimando più frequente, così come numerose sono le allitterazioni e alcune rime per nulla scontate o banali). Sembra quasi di immergersi in una partitura musicale che accompagna l’impegno costante di meditazione attiva e partecipata attraverso l’uso di un ampio respiro fonetico. Le parole acquistano colore e vivacità. Le immagini si moltiplicano anche là dove entrano in gioco realtà metafisiche come gli angeli e denotano una affabulazione mistica ed allo stesso tempo elegiaca che accende l’osservazione critica e ne sviluppa i contorni plurimi e ascetici. Anche la struttura poematica delle liriche aiuta il discorso filosofico teologale costituendo un affresco in cui la parola diventa verità pedagogica ed insegnamento costante.

Il rimando, rivelato dallo stesso Belardinelli, è il Diario di Santa Faustina le cui citazioni costituiscono non solo un metodo di comprensione ma anche parte integrante e illuminante della silloge. Il poeta ha attraversato le illuminazioni della santa, le ha fatte proprie e le ha tradotte in versi. E se da una parte le riflessioni risultano ampiamente e volutamente teologiche, dall’altra Belardinelli non rifiuta l’incontro-scontro con la realtà. Il piano religioso acquista dunque valore proprio per questo confronto, a volte pure aspro, ma necessario. Perché, in fondo, non si può dimenticare l’umanità con tutti i suoi difetti ed imperfezioni, con le sue assenze e le sue presenze bugiarde, con i suoi slanci generosi e i suoi tradimenti quotidiani. In tale duplice veste (da una parte l’uomo, dall’altra l’angelo) diviene reale anche l’irreale, santo anche il peccatore, universale anche il particolare, e dove su tutto, in maniera costante e silenziosa, veglia e regna la Misericordia.

Enea Biumi




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