venerdì 1 febbraio 2019

Maria Pia Quintavalla “Quinta vez” (Stampa 2009, 2018)


Il percorso apre una soluzione al tu/madre nella composizione tipica del poemetto in prosa. Un luogo d’accoglienza intima, pensato e riproposto attraverso l’attenzione figurativa suscitante un’aspettativa dialogica. Così inizia “Quinta vez”, opera di Maria Pia Quintavalla, tra le voci poetiche più interessanti della generazione nata negli anni Cinquanta del Novecento. C’è un’accensione verbale in stile amplificante che denota la figurazione spirituale che s’irradia dagli spunti di una biografia passata e si traduce in considerazioni postume. La tessitura espansiva incoraggia una prosa determinata e poetica nella cadenza ritmica che vuole superare l’insidioso ossimoro insito nella stessa formula del poemetto in prosa. Allungando il passo lessicale nella trasformazione sensitiva dei vocaboli condensanti l’umore intimo e fertile della gestazione. La paura riconoscibile e antica può forse arretrare al caleidoscopico affiorare della musica, di quell’essere armonia di relazioni rivisitate alla luce di un congedo che si vuole limite valicabile attraverso un vibrare quieto, una gestualità avviata. La seconda sezione del libro imposta una versificazione asimmetrica concentrata nella evocazione dei passaggi generazionali; l’identità della figlia che compone la raffigurata estendibilità del percepire le delicate e, nello stesso tempo, forti tensioni modulate al femminile, quando poi “al commento/ che mi chiude in un grido a mezzanotte” risponde la trafittura colposa, l’intermittenza degli aloni. Il riscatto può coinvolgere storie quali quella di China, madre fanciulla rinata in Castiglia, come testimone di una volontarietà capace di amorosa espansione in una condotta di suggestioni aromatiche e speziate, quali i segni di terre ibride e canti nomadi. Il corso esorta vicissitudini di ancoraggio storico e mitico allo stesso tempo, in un travolgere le insidie diramate dagli accenni presunti che comportano la consistenza terrosa degli spasmi, gli aneliti emozionali condivisi mentre “la macchina da guerra già suonava/ antiche glorie di tenzoni,/ e di battaglie che perdute, sfumavano/ la linea di orizzonte di una persa notte”. L’ultima sezione dell’opera pone sulla pagina la vivacità pensosa di un dialogo teatrale, “le sorelle”, dove il patire intimo e sofferto dei più viscerali rapporti famigliari si fa scenario di affondo psicologico, nella volontà di richiamare l’attenzione verso le complessità spesso indicibili delle trame affettive.
                                                                                                                          Andrea Rompianesi
 

2 commenti:

  1. Grazie !Ottima lettura, sensibile e accurata, articolata nel suo insieme...Tutta mi è piaciuta !MPia Quintavalla

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