martedì 25 agosto 2026

I Nati del 1951 di Castelsaraceno ( PZ) si festeggiano: I Ricordi sono pur sempre….Poesie

 

Si sono dati appuntamento in piazza prima della messa i coscritti  del 1951
Prospero Cascini, Fulco Vito, Iannella Vito nato a Castelsaraceno residente a Ferrandina (Mt), De Santis Felice,Cascini Angela,Isidora Calcagno nata a Castelsaraceno, residente a Policoro(MT), Iannella Vincenzo e Iacovino Caterina (coniugi), De Santis Angela Pasqualina , Conte Angelo , Lardo
Giuseppe e De Lorenzo Vito.

Prospero Cascini -poeta Lucano - col
Sindaco di Castelsaraceno … Rosano!


Dalla piazza, insieme, ai propri congiunti sono
entrati in chiesa per la santa messa! Don Vincenzo Iacovino -parroco -alla fine ha salutato i nati del 1951 e si è soffermato sulla mancanza di Iniziative Simili che riempiono la Comunità, la nostra Comunità di autentico
Spirito Comunitario! Si è associato agli auguri che -in tanti  -hanno partecipato ai festeggiati !
L’incontro col
Sindaco Rocco Rosano ha toccato alcuni aspetti problematici dell’essere  Comunità anche  in
Un Paese che col
Suo ponte tibetano tra
i due parchi  riesce a calamitare turisti e appassionati da tante parti del mondo. Sono intervenuti Prospero
Cascini di Castelsaraceno e Iannella Vito di Ferrandina. Il
Pranzo è stato consumato al Ristorante da Federico  con la musica di Rocco De Pierro. Su richiesta di quest’ultimo
Il poeta Lucano Prospero Cascini ha declamato
Alcune Poesie riferite a Castelsaraceno: il
paese, il Mio Paese, le Montagne al
Mio paese e le piazze del
Mio Paese!









venerdì 14 agosto 2026

Enea Biumi, Magatèi - Burattini, ed. Puntoacapo, 2026


Enea Biumi ci consegna, nel suo dialetto bosino, una voce insieme antica e urgentemente contemporanea. Tra le rovine della Rocca d'Orino e i glicini della Madonna del Monte, tra il chiostro di Voltorre e le ringhiere arrugginite del tempo, il poeta osserva un'umanità che continua a ballare «al freddo del Titanic», mentre la guerra toma a macchiare il mondo. Con ironia dolente e tenerezza feroce, Biumi interroga i fantasmi della storia, i silenzi della natura, la memoria dei vecchi al camino e l'innocenza calpestata dei bambini. Marionette inconsapevoli o consapevoli, gli uomini danzano sul ciglio dell'abisso, mossi dai fili del potere, della violenza e dell'oblio. Eppure, in mezzo al fragore, resiste un rifugio: la bellezza aspra e luminosa della terra prealpina, la schietta poesia del dialetto, la capacità di stupirsi ancora davanti a un fiore o a una formica che solletica il collo.  Magatèi / Burattini è un libro di resistenza lirica, di radicamento e sguardo alto, per continuare a cercare, ostinatamente, un'armonia possibile. (Mauro Ferrari)

 

San Martino d‘Agri. Da Borgo a Paese dell’accoglienza e della Solidarietà attraverso la Pittura, la Poesia , la Narrazione e la Musica


Nei giorni 10 e 11 Agosto San Martino d’Agri, ospitando una collettiva di Pittura a cui hanno partecipato i pittori : Ramaglia, Cicala Del Prete, De Stefano, Candeliere, Orlando, La Casa Motta, Zaminga, Montesano, Santarsiero, Torre Schettini, Martino, Notargiacomo, Lo Giudice, DiLascio Miraglia, Akulova e Spit, e un  Salotto Letterario a cui hanno partecipato   I poeti e i narratori: Prospero Cascini, Giulia De  Stefano, Giuseppe Surico, Nicoletta Fortunato  , Francesco Serafino ,Roberta Alberti ,  Michelangelo D’ Auria , Mina Falvella, Nicola Antonio Roberto Amato, Maria Carmela Scutillo e Sabina La Grutta sempre accompagnati dal maestro Simona Russillo, ha fatto un salto di qualità  sposando la causa la causa della solidarietà reale.









La manifestazione ha affondato le radici nella vita concreta dei paesi lucani, nelle piazze, nelle campagne, nelle montagne, nelle case di pietra dove il tempo sembra conservare un respiro diverso.










Le opere lasciate faranno parte di una mostra permanente collettiva allestita nei locali dell'associazione Culturale Vincenzo Marinelli.




Tutto ha funzionato  alla perfezione sotto la guida attenta di Domenico Tranchitella  e    il controllo puntuale di Domenico  Dragonetti.




martedì 11 agosto 2026

Silvia Comoglio “Salgemma” (Book Editore, 2026)

 


                              

Il salgemma è un minerale,  un sale di rocca che ha un legame significativo con la cultura ebraica. Nella Bibbia, infatti, il sale è simbolo dell’alleanza eterna tra Dio e il popolo d’Israele. Un sale che, quindi, rappresenta una continuità poiché è stabile, non si corrompe. E “Salgemma” è il titolo dell’opera poetica di Silvia Comoglio, una delle voci più interessanti del panorama poetico contemporaneo. Il lavoro si ricollega anche al precedente esito, “Margit”, che affrontava, attraverso un disegno con fiori e farfalle della protagonista, un destino drammatico presso il campo di concentramento di Terezin. Da subito si snodano riferimenti alla Genesi, all’Esodo, ai Salmi, coinvolgendo la figura dell’allodola che inaugura il testo, condensandosi nell’avvio di una quartina allitterante quale prima stazione rigorosamente calibrata sull’endecasillabo: “l’ombra, amore, piantata, dentro/ nella gola, è ombra, tutta senza fondo,/ dell’unica tua ala che trilla, dentro,/ nella gola, a eterno spigolo di vita”. Poi, una serie di parole-chiave ad iterazione nelle strofe successive, “dentro”, “trilla”, “gola”, “parola”, e innanzitutto “allodola”, l’uccello che anticipa l’alba, accompagna l’uscita dalle tenebre notturne e acquisisce, in questo senso, un valore sacrale. L’effetto ritmico e fonetico si pone nella determinazione del verso che esprime anche tutta la necessità della dimensione grafica, con uso forte, in particolare, di parentesi tonde, trattini, tre punti. Incide la tecnica della ripetizione strutturale applicata a determinate strofe a contrasto temporale: “ieri, è ombra-/ di terra a svanire,/ splendore-/ di fiaccola accesa/ a taglio-/ di allodola di pietra”. Seguono poi, con grande perizia, innesti a diverso carattere grafico, tmesi, punti di domanda, assonanze; la reiterazione salda la compattezza dell’evento, la fissa nel dettaglio; la “quantità” visiva di spazio ammette perfino i tre punti tra parentesi quadre. Il succedersi che Silvia Comoglio costruisce sulla pagina ha una straordinaria coerenza di suono agibile, emissione di toni perfettamente compiuti ma, nello stesso tempo, aperti alla provvidenziale successione, come l’impatto di passi che colgono giunture così come avvallamenti in cui ci si rispecchia. Ci sono casi nei quali il verso si allunga, diviene una sorta di alessandrino con rimando montaliano: “tu, stammi solo a scudo semplice e risolto, a ombra”, dove incalza il refolo, la sua eco, la soglia atavica e sottile; ma anche l’inesprimibile indicato sulla pagina con una strofa visuale, a totale consistenza segnica, che presenta tre versi fatti solo di una successione lineare di punti. Il sintagma a diverso carattere innestato nella traccia rivolta all’evento possibile, pone il senso dell’attribuzione al proposito, alla responsabilità dello sguardo e del quesito, attesa ed uscita, pietra e sale, ancora l’ombra e il ventre. Forse i volumi indicati nello spazio possono essere accolti come mappe segnate dai termini di riferimento quali tangibili fonti delle possibilità semantiche che Silvia Comoglio assume in una procedura letteraria determinata nella flessibilità vocalica, così come nella solidità consonantica: “a pietra di mare, dove,/ infranto, ora risplende-/ il bacio, duro, di cielo-“. Quale vivibile vicinanza, o affetto, o amore, nella diuturna consapevolezza del dolore inevaso, della mancanza silente percepita negli intagli ricorrenti di elementi franti? Ma il corso della versificazione è così ben composto da strutturare un raro esempio di accensione verbale verso espansioni che prendono avvio da inizi embrionali e calibrature essenziali davvero precise e centrate. La veglia deterge l’accolta ubiquità che apporta discendenze assunte, sussurri sapienziali, occorrenze profetiche, memorie traspirate, sogni germogliati, “e infine, sta scritto: sono brina,/ le labbra, a ombra di confine”. Le appendici sono fronti di avvistamenti, di anabasi tradotte nella volontà di conoscere, registrare le impronte a testimonianza di dati innestati nella perizia dei giorni e delle notti, verso l’attesa e il consenso che possa agire sulle labbra, su una opzione desiderante. Esito, questo di Silvia Comoglio, che conferma un altissimo equilibrio fonetico ed una efficace e sempre rigorosa architettura testuale, a conferma della fondamentale importanza, in poesia, della tessitura grafica.

                                                                          Andrea Rompianesi

 

sabato 8 agosto 2026

Maura Baldini “Insula” (Marco Saya Edizioni, 2025)

 

                             


 La citazione parla di un’isola che per Auden è irreale...ma quella che Maura Baldini affronta nel suo testo di poesia “Insula” invece non lo è. L’Islanda, teatro naturale di una rapsodia, un avvicinarsi all’inizio, una terra nella quale l’aria si spezza e ferma il tempo, un simulacro. Ogni singola poesia si apre con una citazione che coinvolge un vasto orizzonte di riferimenti: da Rilke a Shelley, da Byron a Walcott, da Verne a Montale, da Celan a Ungaretti, da Hugo a Sereni. E’ l’ascolto il dizionario fonetico che propone l’evidenza di una osservazione filtrante il dato oggettivo, lo personalizza coinvolgendo la reazione seduttiva e posta quale alternativa alla solitudine esistenziale. “La notte, qui, è una voglia,/ che sfrega dietro la rètina,/ mentre il giorno imperterrito/ veglia, non recede,/ in un tempo di fasulla quiete”. Ecco che la strofa mista di settenari, senario e ottonario piano, compone un avvio indicativo che conclude con assonanza modulata e tenue. Allora si congiunge il ritmo con la complessità di ogni ritorno, o tentativo, poiché mai in realtà si ritorna davvero, e ancor di più dove si è stati felici. Sono viaggi che concedono una resa apparente alle inquietudini notturne, ad approdi e convergenze, ad un alternarsi di stati che le brevi strofe compongono nella formula applicata ad una versificazione di rigore e nitore nell’emergere dagli spazi d’interlinea. Maura Baldini acquisisce flusso davvero levigato, attraverso la possibilità allitterativa appena accennata, cauta, espressiva nella opzione : “Immagina un vento che aggredisce,/ d’acchito, e tenta di divellere la pelle./ Un vento che s’insinua addosso”. E’ un coro d’acque che spiega dolori, avverte circa le ferite riconoscibili e condivise nella quotidianità delle fratture; è linguaggio e testimonianza, sovrana in forra così come in oceano; è un richiamo che mi riporta ad un riferimento prezioso: “Libro d’acqua” di Massimo Scrignòli. Il percorso osserva, coglie, interpreta le percussioni della praticabilità dissestata; così come s’intersecano illusioni di pausa e ristoro, spoglie terrigne, assenze incombenti, la falcata agognata... e poi giunge “il requiem del giorno”. Il sentire è corposo e rarefatto insieme, scavalca l’ossimoro, conduce alla riproducibilità dell’assente; “Ho visto quella luce di seta/ scivolare dagli occhi alle spalle chiare/ come il fiato che si soffia in amore”; tre endecasillabi sciolti che disegnano un tessuto di similitudini attese nella modalità di una composizione calibrata. Sussulti di strade, flora e laghi, spettri di colori, incendi e cavalli, aprono espressioni cucite intorno a proporzioni leggibili, riconoscibili nelle pratiche di relazione che intuiscono la presenza di densità non limitabili, almeno nella percezione concessa dalla prassi poetica quando favorisce un’agnizione. Scrive Maura Baldini: “Appesa a una foglia guardo/ sbiadire le offese, e guardo te,/ paleolitico cielo che avevo tracciato”. In alcuni punti del libro, s’inseriscono interventi in una prosa poetica che estende la visibilità in un flusso orizzontale. E’ un passare anche per i luoghi dell’isola: Reykjavìk, Gullfoss, Husavìk, Stokksness, Landmannalaugar e altri. Così succedono avvistamenti di balene, respiri, porti, luci, cieli screziati, solitudini ataviche, silenzi albini, emersioni e tonfi, resistenze e paure, rifugi di dèi. Il verso in alcuni casi si allunga fino a diventare pentadecasillabo, quasi a costruire un accenno di narrazione intima e panica allo stesso tempo: “Perché tu sei la testuggine capovolta nell’indugio”. Gli elementi di natura determinano sviluppi e rimandi alla composizione inquieta del nostro sentire più profondo, più nascosto; così il filtraggio avviene in empatica sussistenza, comprende le reiterate migrazioni, le successioni dei rimandi. “Dal ghiacciaio, in discesa, venti catabatici/ increspano la laguna,/ le correnti sui fondali smuovono il ghiaccio/ che comincia a migrare verso l’oceano”, oltre i passi e le soste, le acclamate accelerazioni che le partiture frenano. Davvero allora, per l’autrice, la salvezza possibile muove gli aneliti attraverso distanze e cautele, nelle verticalità incessanti, ben compattate dal nitido rigore delle strofe. Anche le pagine in prosa esprimono uno stile raffinato e ritmico: “Così cantano i viandanti quando riprendono il cammino, con il passo che fa razzia di scoscendimenti, e di avvallamenti d’acque stagnanti. Avanzano verso il cerchio dei monti striati di malachite, di zafferano giallo e rosa, di ocra rossa”. Un rievocare sinuoso percorsi di genti nomadi come nomade è il nostro vagare nella complessità degli intarsi e dei riflessi quando, dice Maura Baldini, il volto cercato “non è nell’esilio/ e nemmeno nel ritorno”.

                                                   Andrea Rompianesi

Rudy Toffanetti, Eresia dei giusti, Vallecchi, Firenze, 2026

 


Suddivisa in sei capitoletti, la silloge presenta una unità di fondo, una sorta di file rouge che sottende ogni poesia tanto che i versi diventano un poema unico sia che ci parla di Ediacara, Atlantide, fossili, dinosauri, sia che si avventuri sui tram di Milano, o nei vicoli di Genova, o parli di satelliti Starlink e del Donetsk, o affronti relazioni amorose e famigliari. Il discorso poetico si innesta in un gioco del quotidiano, non scevro da sentimenti, preferenze, ricordi, per concentrarsi o per lo meno evidenziare problemi vitali sia del singolo che della comunità.

In quei giorni, tra lutti e gozzoviglie,
si stava in un acquario, col tramonto
sopra i mobili di casa ...
Oltre tante pagine del vento (attentati
migrazioni bombardamenti) non sembrò
cambiato niente, e la pioggia solo
un tocco vedovile alla scogliera ...

 Tra le crepe di tanti mali e le problematiche esistenziali si viene a formare un connubio che ci svela come tutto sia vita: lavoro, politica, storia, natura, religiosità, passato, amori, famiglia. Non c’è ordine, diacronicità assoluta, bensì disordine, a volte caos, timori di rimanere alla retroguardia del tempo.

C’è un tempo precedente
a ogni movimento, un tempo la cui stasi
è un’evoluzione disperante, ed è stata
una strana eccitazione della morte (…)

 Per questo è d’obbligo arrancare, districarsi per salvarsi, per indurire il corpo nella lotta con la vita. Non ci sono convenzioni sociali che tengano.

Provai la grazia di lasciare tutto
e mi dedicai al saccheggio. Nei carruggi umidi
di pesto e alici, ché a vent'anni non puoi altro,
c'era il vento e tu ti entusiasmavi
degli zingari, degli attimi e dei rigattieri.

 Il mondo con i suoi delitti ben confezionati, le sue macerie e i suoi veleni, finisce sempre per far capo alla fatica quotidiana, come in una catena di montaggio.

Qua gli affatturati, i pensatori della birra,
qua i maghreb e gli ufficieri, i pensionati, le raucedini,
gli alzheimer, ipertesi, i dolori compressivi -
metamorfa cerca di falò nelle cucine, sono
corpi santi, i fuochi fatui della periferia.

 Toffanetti è un giovane poeta (classe 1994) e sa già utilizzare una propria efficacia descrittiva, in cui la natura non ha nessun compito idilliaco né rassicurante, ma semplicemente realistico. Si tratta, infatti, di una poesia esistenziale, priva del fascinoso cielo o del pampino mosso dal vento o della coccinella sulla foglia di melissa o della compatta siepe di ligustro. La sua poetica è ricca di flash rapidi e concisi, rivela gamme accese di eloquio, ha la forza e la fantasia di chi ancora vuole battersi in un’arena difficile e torbida.

Il tram è la vita anfibia dei due mondi,
quando cuce e scuce la Barona, Chiaravalle,
Niguarda e l'Ortica, quando gracida
e sferraglia sopra gli starnuti e le code
degli eterni pellegrini, i rimossi, i pendolari.

 Il ritmo si fa serrato, il verso in alcune poesie quasi prosaico, ma la musicalità è costante perché l’autore è consapevole che senza musicalità la poesia diventa scialba e inquinata. Inutile. E non è il suo caso. Non per nulla Toffanetti cita e ammira incondizionatamente un artista come Franco Loi. Un po’ perché l’ha conosciuto, ma soprattutto perché ha tratto dai suoi insegnamenti la capacità di far “cantare” i versi nella loro dovuta e giusta intonazione. Basta leggere ad alta voce qualsiasi poesia di questa raccolta che ci si accorge di quanto significativo sia questo procedimento.

Non c'erano spaventi,
nessuno ti mangiava,
non c'erano creature né c'erano i creatori:
i figli resistevano da soli
all'esistenza e questa non chiedeva
in ausilio la speranza.
Non so per primo chi
abbia cominciato a inventare
che ci fosse un'eredità o un motivo
per trionfare.

Forse è troppo presto e forse mi sbaglio, ma mi piacerebbe inserire Toffanetti fra quella schiera di poeti che appartengono alla cosiddetta Linea lombarda. Non solo e non tanto perché Franco Loi è stato il suo mentore, bensì nel rifiuto costante della retorica e del soggettivismo, nell’uso di toni dimessi, quotidiani, antieroici e antilirici, nell’interesse per il presente. La sua lingua infatti non è né lirica né narrativa, ma un intreccio di lessico scientifico, domestico, cronachistico, filosofico, a volte religioso e fiabesco. Si sente infatti nei suoi versi lo studio, l’affinamento, il rapporto con la tradizione poetica di Raboni, Sereni e persino di Testori.

Lì galoppa il gorgosauro, cerca
un buco nella rete, lì lancia il petardo –
dice “capodanno!” Siede a cena con gli zii.
Nella vecchia casa alligna il cotechino,
il bimbo, all’ombra della mamma, trova
la vita, e la scambia per destino.

Giunti alla fine di questa raccolta sembra che il contenuto si dilati come a significare l’impossibilità di una chiusura. I versi acquistano un tono forse più intimo e familiare ma non rinunciano a gettare uno sguardo sul mondo. L’universo – sembra dirci – non finisce, si trasforma.

(…) intanto
tu arricciavi un buco dentro l'aldiquà e come sempre
grattavi l'infinito: concludevi l'universo in uno sguardo.

 È un rimettere in campo quello che i suoi versi ci hanno suggerito fin dall’inizio per tutta la raccolta. Immerso in uno stile elegante, con un lessico incisivo e una fervida immaginazione, il lettore è diventato il protagonista di un’avventura esemplare attraverso situazioni, stagioni, città che lo hanno accolto e cullato, accarezzato e ammaliato. Di autentica poesia.

 

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giovedì 6 agosto 2026

La terza edizione della Manifestazione “Vicoli in Arte” si terrà a San Martino d’Agri ( PZ) il 10 e 11 Agosto sul Tema “paesi da vivere o borghi da visitare?”

 

                                


Promossa dal Comune, dalla regione Basilicata  e dall’associazione culturale Marinelli  si terrà il 10 e 11 Agosto a San Martino d’Agri (PZ) la terza edizione della manifestazione Vicoli

 



In Arte…. Parteciperanno i pittori con le proprie opere: Paolicelli, Rosa ,Gelsomino , Ramaglia ,Cicala, Del Prete, De Stefano, Candeliere, Orlando, La  Casa, Motta, Zaminga, Montesano, Santarsiero, Torre, Schettini, Martino, Notargiacomo, Lo Giudice, DiLascio , Miraglia , Akulova, e Spit.

                  


 Al salotto letterario  sempre sullo stesso tema  parteciperanno i  poeti e  gli scrittori: Novella Capoluongo, Prospero Cascini, Giulia De  Stefano, Giuseppe Surico, Nicoletta Fortunato  , Francesco Serafino ,Roberta Alberti ,  Michelangelo D’ Auria , Mina Falvella, Nicola Antonio Roberto Amato, Maria Carmela Scutillo e Sabina La Grutta. Coordinatore dei moderatori (Celeste Alberti, Cinzia D’Agostino e Arjana Bechere) sarà Domenico  Luca Tranchitella. 

Intermezzi musicali  del maestro Simona Russillo. 



La supervisione è garantita, come sempre, da Domenico  Dragonetti ormai punto di riferimento …

                                 







I Nati del 1951 di Castelsaraceno ( PZ) si festeggiano: I Ricordi sono pur sempre….Poesie

  Si sono dati appuntamento in piazza prima della messa i coscritti  del 1951 Prospero Cascini, Fulco Vito, Iannella Vito nato a Castelsarac...