giovedì 23 aprile 2026

Ida Travi, Tempo, Vallecchi, Firenze, € 8,00

 


Nel breve ma corposo saggio di Ida Travi il tempo ha una valenza non solo cronologica bensì psicologica, simbolica e filosofica, venendosi a collocare in una dimensione atemporale o astorica. Non per nulla il titolo del libro manca di un articolo che l’accompagni, non si cita un tempo o il tempo, ma si scrive semplicemente tempo: siamo al di là e al di sopra del contingente.

Si tratta di stare accanto a figure sovrastoriche. Forse a venire, forse arcaiche antidiluviane”, è l’incipit del saggio che vuol essere da subito una sorta di dichiarazione di poetica. “Certo i Tolki passano il tempo a modo loro: vanno da un libro all’altro, vaganti, smemorati d’ogni accadimento (…) Sono lì, mentre li scrivo, sono lì mentre scivolo nel sonno”.

E come i suoi Tolki vivono in una dimensione senza inizio e senza fine, in un mondo irenico dove il vissuto è fatto di gesti quasi rituali, semplici e silenziosi, allo stesso modo le pagine di questo libro hanno il sapore dell’indefinito, la lievità di un andamento che non spiega ma descrive, la capacità di un pensiero che coinvolge, il fascino di un sogno che è principio speranza, come afferma l’autrice citando Ernest Bloch. 

“I Tolki invecchiano, diventano grandi e ritornano piccoli, vanno da un mondo all’altro, a volte vanno avanti nel tempo a volte ritornano giù nella preistoria.”

Una situazione, questa, che mi riporta alla mente una vita costruita sui valori dello spirito più che su quelli cronologicamente materiali. Se è vero che le ore ti travolgono – chi non ricorda quel drammatico verso virgiliano: "Sed fugit interea, fugit irreparabile tempus"? – è altrettanto vero che devi resistere e non farti travolgere. La scrittrice non evoca il carpe diem oraziano ma la pienezza dell’esistenza e quindi del tempo. C’è in queste pagine una vicinanza alle parole di Seneca che sosteneva “Longa vita si plena est”. Non altro. E si potrebbe aggiungere: Ecce nunc tempus acceptabile”, come recita un’antifona quaresimale. L’ambiente e le vicende dei Tolki trascorrono infatti un tempo accettabile e transumano che non ha spiegazione proprio perché al di fuori di se stesso, dando ragione a Dante quando scrive: Trasumanar significar per verba / non si poria.

“Fai attenzione, ogni volta che inventi un tuo simile lo getti nel tempo.” È una raccomandazione, ma pure una constatazione. E una meditazione sull’inconsistenza e la labilità del vissuto, arrivando con ciò forse anche alla rivelazione di una perenne menzogna di costruzioni e costrizioni che ammanettano, soffocano, rubano libertà di azione e di pensiero. Per questa ragione ci si rifugia nel mondo dell’infanzia e del fantastico, perché in questo modo è facile entrare e uscire, allontanarsi e riemergere, come fanno ad esempio necessariamente i Tolki, stravolgendo l’ordine temporale nel dar vita a qualcosa d’altro.

Tutto sommato la poesia è creazione e il poeta diventa il taumaturgo che compie il miracolo di donare la propria opera: un’opera rigorosamente aperta, come suggeriva Eco, affinché se ne approprino a loro volta gli umani, un’opera che non contempla la parola fine, ma è in eterno divenire e formarsi. “Forse un giorno vedrai un antico teatro greco, sorgere nel futuro.”

Sicuramente il tempo è il cardine di questo saggio. Il tempo prodigio che tiene aperto l’inizio e la fine. Il giorno, la notte, il vento, l’albero. La neve, la palizzata. Tuttavia, al di là del tempo sviscerato in maniera estremamente approfondita con esempi e citazioni di autorevoli filosofi quali Sant’Agostino, Bergson, Freud, Meister Eckhart, in queste pagine appaiono altri significativi indicatori, come fil-rouge apparentemente nascosti, sicuramente impliciti e coerenti. Si tratta di momenti che sono parte integrante di una più vasta e profonda riflessione poetica che ha visto e vede Ida Travi tra le migliori voci della poesia contemporanea italiana.

Ecco allora il pensiero della scrittrice che fluisce tra asserzioni, digressioni ed esemplificazioni che in alcuni brani si rivelano come confessioni di un percorso poetico interessante. Parte da qui quella voglia di esemplificazione, un modus operandi che affronta il lettore non direttamente bensì in maniera circolare. Nascono allora i dati che riflettono la coscienza e di conseguenza la conoscenza: “una resurrezione nel segno, nella voce, un’immagine in azione”. Ed una confessione che riporta il lettore in una dimensione atemporale: “nessuno sa se quella città lontana è una città del passato o il disegno d’un luogo a venire. Nessuno sa chi sono i suoi abitanti, ma certo sono una di loro.”

Sorge però un desiderio di chiarificazione: “Se dovessi fare una dichiarazione di poetica direi: vedo bene come in ogni istante ogni cosa se ne va con la testa rovesciata all’indietro.” E ritornano i suoi Tolki, quegli esseri parlanti che non fanno altro che star lì nel vento, perché è appunto qui il busillis, raccogliere la vita per farne un’opera poetica, ascoltarne la voce, irrompere nel   tempo e farne una ginnastica, masticare storie antiche, crearne di nuove.

Si capiscono, alla fine, i suoi riferimenti letterari, e non solo. Fra questi C.S. Lewis, Howars Philips Lovecraft, Stephen King, ma anche Pavese, Tolkien, Molnar, Malot, nonché registi come Bergman, Godard, Bresson. Né va dimenticato l’accenno alla pop art, che sembra inserito quasi per caso ma che offre una motivazione maggiore per comprendere sia il suo pensiero sia la sua scrittura.

In questa ottica, spiega l’autrice, “la favola reinventa il tempo e, col tempo tratta le condizioni della nostra attesa del nostro desiderio”, lasciando lo spazio e le condizioni per la nascita della parola poetica. Sottolineo parola, perché l’oralità rimane elemento essenziale della poesia. “Prima impariamo a parlare, poi cominciamo a scrivere, spesso perché ciò che è scritto possa alla fine essere detto.” Ce lo conferma, ad esempio, l’attenzione che la scrittrice pone all’elemento teatrale, a partire dai classici greci, Eschilo, Sofocle, Euripide, a giustificazione che la tragedia greca è l’esempio più completo di fusione tra lingua parlata e lingua scritta.

Un saggio prezioso, quindi, questo libro di Ida Travi che ci immerge nel mondo poetico della scrittrice fornendoci elementi di comprensione, di riflessione e di discussione non solo e non tanto, come esplicitato all’inizio, sul tempo, ma anche sulla natura stessa della poesia, perché poesia è parente del tempo che fugge.

 

Enea Biumi

 

 

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Ida Travi, Tempo, Vallecchi, Firenze, € 8,00

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