“Così la mia voce, nel verso che vive, / ha colto il senso più genuino: / il bello che nasce è fiamma che scrive / e sboccia su foglio tale destino”.
Potrebbe essere un valido esergo e una veritiera sintesi di ciò che contiene l’ultima raccolta, in ordine di tempo, di poesie di Gianfranco Galante “I giorni del sorriso”. È in fondo una esplicita dichiarazione di poetica che insiste su quattro elementi: la voce, il senso della vita, la percezione del bello, la scrittura. E che sia scrittore fecondo il Nostro lo dimostrano le innumerevole raccolte sia di poesia che di narrativa in cui l’Autore offre al lettore le proprie riflessioni, talvolta anche estremamente intime e per questo audaci, che vengono poste al centro del suo operare.
“Ho camminato svelto / tra strade e
pensieri / graffianti come spine; / ho nascosto i miei sentieri / dietro
maschere sottili. / Ma nel buio e nel silenzio / trovo luce che non mente; / un
chiarore, fragile e sincero / che mi guida già silente.”
La raccolta si presenta quindi come un viaggio durante
il quale Galante pone sul foglio le proprie emozioni profonde presentando in abili
versi paesaggi interiori cui fa da contrappunto la fotografia di una visione
esterna spesso intesa come metafora o allegoria. Fin dalle prime pagine, emerge
una voce capace di alternare delicatezza e intensità con grande naturalezza,
rivelandosi spesso incisiva, efficace e mordace, perché riesce a catturare
attimi fugaci. Le immagini e le emozioni che ne sortono hanno la capacità di
divenire vivide e suggestive grazie a un andamento musicale lineare e agevole,
per nulla monotono né scontato.
“Il cuore mio geme / dinanzi a beltà, / e a
tremolo freme. / Mi lascio cullare, / appieno respiro / chè sento di amare.”
I temi trattati sono di carattere universale, come
l’amore, la solitudine, il tempo e la memoria e diventano oggetto di
riflessione innanzitutto per l’Autore stesso e in secondo luogo, come conseguenza,
pure per il lettore. L’uso del linguaggio poetico è tipico di Galante, coerente
con la sua tradizione e impostazione, mai banale, evocativo, soprattutto ricco
di stilemi che alcuni potrebbero considerare arcaici ma fanno parte del suo
modus operandi e del suo mondo, in cui la ricchezza delle metafore ben
costruite e distribuite contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi
onirica.
“Cammino lento, porto il mare dentro, / la
luce che muore è silenzio che parla; / e rinnovo il sogno di casa / che in me
rimane.”
Alcune liriche colpiscono per la loro capacità di
lasciare un segno duraturo atte a sostenere il valore complessivo della
raccolta, che resta funzionale ad un discorso poetico che insiste sull’eticità
della vita in una economia di affetti. La silloge in effetti è coerente,
intensa e matura sul piano emotivo. Si percepisce una voce poetica
riconoscibile, con un’identità ben definita: lirismo classicheggiante, forte
introspezione e centralità del tema affettivo (amore, perdita, solitudine,
memoria, tempo).
“Se l'uomo avanza / nel chiaror del giusto
/ semina, saldo, il suo valore / e ogni malvento potrà svanire.”
Poesie come: “I giorni del sorriso”, “Fermare
il tempo”, “Mancanza” trasmettono un dolore reale, non costruito.
Questo è fondamentale: il lettore percepisce che la scrittura è partecipe di un
vissuto veritiero, autentico, non imitato. In particolare la descrizione di
paesaggi e di atmosfere temporali, quali “Il vento sul mare”, “Tramonto
Segestano”, “A sera”, “Inverno di pace”, diviene come un
dialogo sottovoce, quasi timido ma sostenuto, con la natura. Qui il linguaggio
si alleggerisce e risulta più preciso. Le immagini sono visive, fluide, spesso
ben calibrate: “schizza di bianco il blu infinito”, per esempio, è
un verso semplice ed incisivo, ben riuscito, quindi, che fa intuire come la silloge di
Galante abbia una validità poetica non contestabile.
“Forse
domani / nel tacito stare, / saprà
questo cuore / che è dolce tornare; / dipingere ancora / vita e colori, / spandendo
sì a manto / parole e bei versi; / distesi
già a canto.”
Enea Biumi

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