lunedì 18 maggio 2026

Angelo Corbo, Memorabile viaggio nello spazio, Genesi Editrice, Torino, 2024


 

Molteplici e differenti sono le ragioni per cui si scrive un romanzo di fantascienza: ragioni che solitamente si intrecciano fra di loro. Le principale potrebbero essere: esplorare il futuro, incontrare altre civiltà, contattare intelligenze virtuali, guardare possibili mondi in alternativa al nostro, riflettere sul presente attraverso un confronto su civiltà lontane, sia nel futuro che nel passato, creare sperimentazioni al limite dell’assurdo, inventando anche linguaggi, società, leggi fisiche, stimolare la curiosità del lettore riguardante la scienza, avvertire dei rischi che la manipolazione scientifica e il progresso incontrollato possono avere, infine divertirsi sognando e costruendo viaggi immaginari. In sintesi scrivere di fantascienza significa principalmente immaginare mondi possibili per capire meglio il nostro. Il “memorabile viaggio nello spazio di Angelo Corbo va letto proprio in questa prospettiva, usando in modo avveduto e sapiente la lente dell’aspetto speculativo della fantascienza. Infatti il viaggio spaziale non è solo un’avventura, ma diventa un pretesto per immaginare scenari oltre i limiti dell’esperienza umana quotidiana. L’autore non si limita a raccontare una storia bensì immagina cosa succederebbe se alcune condizioni cambiassero radicalmente. Quindi l’incontro del protagonista con i cosiddetti alieni formula vere e proprie domande nonché ipotesi aperte. Mentre lo spazio rappresenta ciò che non conosciamo (pianeti lontani, condizioni estreme, possibilità di vita diverse) ci si chiede: come cambierebbe l’uomo dopo le informazioni ricevute? In effetti questo aspetto speculativo va ad influire direttamente sulla coscienza del lettore, sulla sua sensibilità, sulla sua etica, sul suo rapporto tra tecnologia e uomo, formando o riformando una nuova identità umana. Vengono spontanei a tale riguardo alcuni esempi del passato, come 1984 di Orwell, Neuromancer di William Gibson, Dune di Frank Patrick Herbert. Andando più indietro nel tempo, viene spontaneo far riferimento al Viaggio al centro della Terra di Jules Verne. Si sa che il desiderio di esplorare l’ignoto è uno degli impulsi più profondi dell’essere umano, e la letteratura lo ha spesso trasformato in racconti di viaggio straordinari. Se davvero si vogliono confrontare i due viaggi, uno al centro della terra e l’altro verso gli spazi dell’infinito, si può notare, oltre che un desiderio di esplorazione identico e inamovibile, una sostanziale differenza. In Verne i dettagli scientifici, ora in parte superati, vengono descritti minuziosamente e trasmettono un forte entusiasmo davanti a nuove scoperte e al progresso scientifico, in Angelo Corbo viene dato più spazio alla fantasia e soprattutto alla riflessione sul senso della vita e sul rapporto bene-male esistente in terra. Il viaggio diventa quindi una scusa per approfondire e acquisire nuove conoscenze in un’avventura che non è solo fisica ma anche interiore. Come spesso accade nella fantascienza, l’attenzione non è solo sull’ambiente ma sull’essere umano e sulla sua psicologia. Il viaggio diventa allora simbolico e al momento stesso mette in discussione le certezze terrestri aprendo interrogativi esistenziali: che ci facciamo noi qui sulla terra, perché ci comportiamo in certe maniere, chi siamo veramente? Il romanzo fantascientifico di Angelo Corbo è un libro che, come quelli più famosi e letti, fa riflettere su noi stessi e sul destino dell’umanità.

 

Enea Biumi

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Angelo Corbo, Memorabile viaggio nello spazio, Genesi Editrice, Torino, 2024

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