Molteplici e differenti sono le ragioni per cui si scrive un
romanzo di fantascienza: ragioni che solitamente si intrecciano fra di loro. Le
principale potrebbero essere: esplorare il futuro, incontrare altre civiltà, contattare
intelligenze virtuali, guardare possibili mondi in alternativa al nostro,
riflettere sul presente attraverso un confronto su civiltà lontane, sia nel
futuro che nel passato, creare sperimentazioni al limite dell’assurdo,
inventando anche linguaggi, società, leggi fisiche, stimolare la curiosità del
lettore riguardante la scienza, avvertire dei rischi che la manipolazione
scientifica e il progresso incontrollato possono avere, infine divertirsi
sognando e costruendo viaggi immaginari. In sintesi scrivere di fantascienza
significa principalmente immaginare mondi possibili per capire meglio il
nostro. Il “memorabile viaggio nello spazio” di Angelo Corbo va
letto proprio in questa prospettiva, usando in modo avveduto e sapiente la
lente dell’aspetto speculativo della fantascienza. Infatti il viaggio spaziale
non è solo un’avventura, ma diventa un pretesto per immaginare scenari oltre i
limiti dell’esperienza umana quotidiana. L’autore non si limita a raccontare
una storia bensì immagina cosa succederebbe se alcune condizioni cambiassero
radicalmente. Quindi l’incontro del protagonista con i cosiddetti alieni
formula vere e proprie domande nonché ipotesi aperte. Mentre lo spazio
rappresenta ciò che non conosciamo (pianeti lontani, condizioni estreme,
possibilità di vita diverse) ci si chiede: come cambierebbe l’uomo dopo le
informazioni ricevute? In effetti questo aspetto speculativo va ad influire
direttamente sulla coscienza del lettore, sulla sua sensibilità, sulla sua
etica, sul suo rapporto tra tecnologia e uomo, formando o riformando una nuova
identità umana. Vengono spontanei a tale riguardo alcuni esempi del passato,
come 1984 di Orwell, Neuromancer di William Gibson, Dune
di Frank Patrick Herbert. Andando più indietro nel tempo, viene spontaneo far
riferimento al Viaggio al centro della Terra di Jules Verne. Si sa che il
desiderio di esplorare l’ignoto è uno degli impulsi più profondi dell’essere
umano, e la letteratura lo ha spesso trasformato in racconti di viaggio
straordinari. Se davvero si vogliono confrontare i due viaggi, uno al centro
della terra e l’altro verso gli spazi dell’infinito, si può notare, oltre che
un desiderio di esplorazione identico e inamovibile, una sostanziale
differenza. In Verne i dettagli scientifici, ora in parte superati, vengono
descritti minuziosamente e trasmettono un forte entusiasmo davanti a nuove
scoperte e al progresso scientifico, in Angelo Corbo viene dato più spazio alla
fantasia e soprattutto alla riflessione sul senso della vita e sul rapporto bene-male
esistente in terra. Il viaggio diventa quindi una scusa per approfondire e
acquisire nuove conoscenze in un’avventura che non è solo fisica ma anche
interiore. Come spesso accade nella fantascienza, l’attenzione non è solo
sull’ambiente ma sull’essere umano e sulla sua psicologia. Il viaggio diventa
allora simbolico e al momento stesso mette in discussione le certezze terrestri
aprendo interrogativi esistenziali: che ci facciamo noi qui sulla terra, perché
ci comportiamo in certe maniere, chi siamo veramente? Il romanzo fantascientifico
di Angelo Corbo è un libro che, come quelli più famosi e letti, fa riflettere
su noi stessi e sul destino dell’umanità.
Enea Biumi

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