Varie sono le domande e gli interrogativi sulla
giustizia in Italia. Ne è stata una prova il recente referendum. Le opinioni
possono essere diverse, ma sicuramente tutte vanno in un’unica direzione: che è
quella dettata dall’esigenza del giusto e il più possibile della verità. Gli
undici racconti inclusi nell’Avvocato del purgatorio di Marco Lamberti aprono
una panoramica di esempi e di fatti che coinvolgono direttamente il discorso
sulla giustizia e sui suoi protagonisti: sia essi siano rei, innocenti,
difensori, giudicanti. Nel breve prologo l’autore spiega le motivazioni
che lo hanno indotto a scrivere, vale a dire la “speranza di suscitare
riflessioni ed emozioni”. Si sente,
in tutte le pagine, che Marco Lamberti è un buon conoscitore dell’ambiente
legale. Minuziosamente descritti sono gli avvocati, i truffatori o malfattori,
i cittadini che ricorrono alla giustizia, realistici e concreti sono gli
interrogatori, gli ambienti delle caserme, i carabinieri, i protagonisti tutti.
In effetti l’autore è un avvocato, patrocinante in Cassazione, ma è pure
giornalista e questo gli dà la possibilità di unire nei suoi scritti le
peculiarità di entrambe le professioni. Il risultato è un libro che intrattiene
il lettore in un excursus narrativo capace di avvincere e far pensare. Matteo
Della Zattera, il protagonista di tutti i racconti, difende clienti ambigui e
mai completamente innocenti, vive un conflitto interiore, si chiede in
continuazione se sta aiutando la giustizia o solamente il suo assistito. Il “purgatorio”
sembra proprio essere questa sua coscienza che si barcamena in un mondo sospeso
tra colpa e innocenza, verità e strategia. Dietro l’apparenza perbenista si
nascondono inganni sociali: chi appare innocente può benissimo non esserlo,
ogni situazione può essere letta in modo diverso, la verità risulta non essere
sempre assoluta, ma può venire costruita. Alla fine sembra che il sistema
giudiziario premi maggiormente l’abilità retorica che non la verità. Così il
dubbio diventa permanente. E tormenta. Non si tratta allora solo di meri
episodi, quelli raccontati nel libro, bensì di momenti esemplificativi di una
umanità “sotto processo”. Si legge quindi di un pretore che al limite
del sadismo trascina a 1600 metri di quota due litiganti; si assiste
all’assoluzione di un cliente in cui, tutto sommato, appaiono più furbi ed
avveduti gli avvocati; riviviamo episodi simili a quelli degli anni di Mani
pulite con un imputato che confessa anche il falso pur di salvarsi; leggiamo
di scene di corna, di mariti che tradiscono, di mogli che accusano, di vittime
di profonde ingiustizie. Chiaramente i contesti sono diversi fra loro e come
cambiano personaggi e vicende così pure muta il tono del linguaggio: serio,
ironico, divertente. Riporto in particolare due momenti per far comprendere
come l’autore sa giostrarsi sui vari livelli. Il primo è tratto dal racconto
che si intitola “Una vicenda sciagurata”, il secondo da “L’assoluzione
di un furbastro”. “Non era possibile iniziare una causa impostandola su ragioni
fondate, su tutte le pronunce dei massimi Giudici se poi, come se la giustizia
fosse un gioco perverso, questi, nel corso del giudizio e a loro piacimento e
arbitrio avrebbero potuto mutare le carte in tavola. In questi momenti
l'Avvocato Matteo Della Zattera giungeva a odiare la propria professione e
rimpiangeva il momento in cui l'aveva scelta anziché ad altro dedicarsi. Sotto
questo aspetto viveva in un mondo incivile. Italia, patria del diritto e tomba
della Giustizia. Ed era quello che, nell'amarezza pensava in quel frangente.” “L'Avvocato
Della Zattera, con malizia forse ben riposta, provò a immaginare quanto il
collega si sarebbe trattenuto dall'importo versato, ma allontanò i cattivi
pensieri. In fondo la cosa era indifferente tanto per lui quanto per il suo
cliente. Eirale infatti gongolava per il guadagno di decine di migliaia di
lire, tante anche al netto delle spese. L'Avvocato non ebbe più occasione di
rivederlo, salvo ricevere, in occasione di ogni Santo Natale, una consueta
cassetta regalo di bottiglie di champagne.” Come si nota facilmente nel
primo caso in cui si raccontano fatti drammatici il linguaggio risulta
misurato, ponderato, particolarmente serio fino alla conclusione amara dove si
afferma che l’Italia è patria del diritto e tomba della giustizia. Nel secondo
caso invece il linguaggio è scherzoso, ironico, mette in mostra segnatamente
l’utilitarismo, l’egoismo e l’indifferenza alla questione giustizia. Tutto
sembra destinato al guadagno. L’avvocato Matteo Della Zattera, protagonista dell’avvocato
del diavolo, è presente in ogni vicenda come fosse un deus ex machina,
che domina e riflette un mondo ingarbugliato in situazioni che a volte
sovrastano la stessa volontà dei protagonisti. Il tutto è raccontato in maniera
realistica, piacevole alla lettura, scorrevole come scorrevole è la vita di
ciascuno, non priva di punte di amarezza nel vedere e considerare le difficoltà
di una giustizia giusta, nel raccontare come spesso di buone
intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno.
Enea Biumi

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