lunedì 18 maggio 2026

Marco Lamberti, L’avvocato del purgatorio, Genesi Editrice, Torino, 2024

 


Varie sono le domande e gli interrogativi sulla giustizia in Italia. Ne è stata una prova il recente referendum. Le opinioni possono essere diverse, ma sicuramente tutte vanno in un’unica direzione: che è quella dettata dall’esigenza del giusto e il più possibile della verità. Gli undici racconti inclusi nell’Avvocato del purgatorio di Marco Lamberti aprono una panoramica di esempi e di fatti che coinvolgono direttamente il discorso sulla giustizia e sui suoi protagonisti: sia essi siano rei, innocenti, difensori, giudicanti. Nel breve prologo l’autore spiega le motivazioni che lo hanno indotto a scrivere, vale a dire la “speranza di suscitare riflessioni ed emozioni”.  Si sente, in tutte le pagine, che Marco Lamberti è un buon conoscitore dell’ambiente legale. Minuziosamente descritti sono gli avvocati, i truffatori o malfattori, i cittadini che ricorrono alla giustizia, realistici e concreti sono gli interrogatori, gli ambienti delle caserme, i carabinieri, i protagonisti tutti. In effetti l’autore è un avvocato, patrocinante in Cassazione, ma è pure giornalista e questo gli dà la possibilità di unire nei suoi scritti le peculiarità di entrambe le professioni. Il risultato è un libro che intrattiene il lettore in un excursus narrativo capace di avvincere e far pensare. Matteo Della Zattera, il protagonista di tutti i racconti, difende clienti ambigui e mai completamente innocenti, vive un conflitto interiore, si chiede in continuazione se sta aiutando la giustizia o solamente il suo assistito. Il “purgatorio” sembra proprio essere questa sua coscienza che si barcamena in un mondo sospeso tra colpa e innocenza, verità e strategia. Dietro l’apparenza perbenista si nascondono inganni sociali: chi appare innocente può benissimo non esserlo, ogni situazione può essere letta in modo diverso, la verità risulta non essere sempre assoluta, ma può venire costruita. Alla fine sembra che il sistema giudiziario premi maggiormente l’abilità retorica che non la verità. Così il dubbio diventa permanente. E tormenta. Non si tratta allora solo di meri episodi, quelli raccontati nel libro, bensì di momenti esemplificativi di una umanità “sotto processo”. Si legge quindi di un pretore che al limite del sadismo trascina a 1600 metri di quota due litiganti; si assiste all’assoluzione di un cliente in cui, tutto sommato, appaiono più furbi ed avveduti gli avvocati; riviviamo episodi simili a quelli degli anni di Mani pulite con un imputato che confessa anche il falso pur di salvarsi; leggiamo di scene di corna, di mariti che tradiscono, di mogli che accusano, di vittime di profonde ingiustizie. Chiaramente i contesti sono diversi fra loro e come cambiano personaggi e vicende così pure muta il tono del linguaggio: serio, ironico, divertente. Riporto in particolare due momenti per far comprendere come l’autore sa giostrarsi sui vari livelli. Il primo è tratto dal racconto che si intitola “Una vicenda sciagurata”, il secondo da “L’assoluzione di un furbastro”. “Non era possibile iniziare una causa impostandola su ragioni fondate, su tutte le pronunce dei massimi Giudici se poi, come se la giustizia fosse un gioco perverso, questi, nel corso del giudizio e a loro piacimento e arbitrio avrebbero potuto mutare le carte in tavola. In questi momenti l'Avvocato Matteo Della Zattera giungeva a odiare la propria professione e rimpiangeva il momento in cui l'aveva scelta anziché ad altro dedicarsi. Sotto questo aspetto viveva in un mondo incivile. Italia, patria del diritto e tomba della Giustizia. Ed era quello che, nell'amarezza pensava in quel frangente.” “L'Avvocato Della Zattera, con malizia forse ben riposta, provò a immaginare quanto il collega si sarebbe trattenuto dall'importo versato, ma allontanò i cattivi pensieri. In fondo la cosa era indifferente tanto per lui quanto per il suo cliente. Eirale infatti gongolava per il guadagno di decine di migliaia di lire, tante anche al netto delle spese. L'Avvocato non ebbe più occasione di rivederlo, salvo ricevere, in occasione di ogni Santo Natale, una consueta cassetta regalo di bottiglie di champagne.” Come si nota facilmente nel primo caso in cui si raccontano fatti drammatici il linguaggio risulta misurato, ponderato, particolarmente serio fino alla conclusione amara dove si afferma che l’Italia è patria del diritto e tomba della giustizia. Nel secondo caso invece il linguaggio è scherzoso, ironico, mette in mostra segnatamente l’utilitarismo, l’egoismo e l’indifferenza alla questione giustizia. Tutto sembra destinato al guadagno. L’avvocato Matteo Della Zattera, protagonista dell’avvocato del diavolo, è presente in ogni vicenda come fosse un deus ex machina, che domina e riflette un mondo ingarbugliato in situazioni che a volte sovrastano la stessa volontà dei protagonisti. Il tutto è raccontato in maniera realistica, piacevole alla lettura, scorrevole come scorrevole è la vita di ciascuno, non priva di punte di amarezza nel vedere e considerare le difficoltà di una giustizia giusta, nel raccontare come spesso di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno.

 

Enea Biumi

 

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