Viaggiare in continuum con l'opera di Adelio Fusé è un piacere artistico e spirituale che non termina con la letture delle liriche ma, appunto, prosegue anche quando le pagine si sono chiuse. L'autore, riproponendo la sua produzione che va dal 2003 al 2023, ci offre uno spaccato della sua poetica. Si può leggere questa silloge sia come un iter cronologico, un percorso che segna il meglio della poesia di Fusé, sia come un iter interiore, una sorta di tanti flashback, che in ordine sparso adempiono il compito di ricostruire e risistemare oggetti di vita quotidiana, luoghi, esperienze. La raccolta è divisa in due quadri ("quadrilogia degli oggetti anomali" e "trilogia dell'erranza") all'interno dei quali il poeta inserisce le sue tappe editoriali: "Il boomerang non torna" (2003), "Orizzonti della clessidra distesa" (2005), "Canti dello specchio bifronte" (2009), "L'obliqua scacchiera" (2012), "La veglia del sonnambulo" (2016), "Tempo ventriloquo" (2019) e "Mosaico del viandante" (2023). In questa panoramica la poesia diventa vitale: per chi la scrive, e pure per chi la legge. I versi, infatti, sono misurati e meditati, rispecchiano fotogrammi sintetici, come scatti d'una macchina fotografica, e soprattutto hanno la qualità di uno stile altamente musicale che esalta il significato attraverso allitterazioni, consonanze, assonanze. Ed è proprio all'insegna di questi elementi che si riconosce la mano del poeta, la sua capacità, la sua efficacia espositiva. Un libro da sfogliare poco per volta, che fa riflettere in più direzioni, che ci sa accompagnare e sostenere, come dicevo all'inizio, anche quando abbiamo terminato la lettura. Arricchito dalla preziosa prefazione di Andrea Rompianesi e dalla altrettanto interessante postfazione di René Corona, costituisce un importante passaggio letterario che arricchisce quel mondo poetico tanto trascurato e vilipeso da chi pensa esclusivamente a interessi di vendita, di commercio e di business.
Enea Biumi

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