lunedì 5 ottobre 2026

GLI ORCHI DELLA VALGANNA un racconto di Vincenzo Capodiferro

 


Racconto fantasy legato alla figura di Guido da Velate.

 Il lago di Ghirla è uno specchio d’acqua cristallina virescente, un gioiellino della Valganna. Dalle sue sponde passava nei tempi ormai andati la tranvia che collegava Varese a Lavena Ponte Tresa, progettata da Giuseppe Sommaruga, un architetto liberty milanese. Nei suoi pressi infatti ancora s’erge l’antica stazione.

Nelle acque di questo meraviglioso lago sguazzava un tempo un mostro prodigioso. Era un’orca assassina, ma di immani proporzioni. Questa orca spaventosissima divorava tutto. Nessuno poteva avvicinarsi tranquillamente al lago. Come si trovava là? Forse era un rimasuglio delle ere glaciali, chissà? In tutti i modi questa creatura prodigiosa era controllata da un potentissimo mago: Guido da Velate, vescovo di Milano nell’anno Mille, era di grandi aspettative, era di millenarismi.

Guido resse l’arcidiocesi di Milano dal 1045 al 1069. Velate era stata un centro degli eretici ariani, gli arbori dell’era cristiana. Ambrogio il grande li aveva sconfitti, proprio sotto la loro roccaforte, la Torre di Velate. Ma molti eretici si erano rifugiati nella Valganna, ricca di grotte e di posti inaccessibili. Questi eretici avevano conosciuto - in senso biblico - i demoni che abitavano nelle grotte. Alcune fanciulle, infatti, figlie degli ariani, si erano accoppiate con i demoni. Da costoro era sorta la discendenza degli orchi abitatori della Valganna. Erano guidati da re Orco. Nessuno osava avvicinarsi alle grotte, ove s’inabissavano ricchissime miniere. Gli orchi commerciavano con gli umani preziosi e minerali. Quando Guido divenne vescovo di Milano, cominciò a servirsi delle arti magiche degli orchi per dominare la natura e gli uomini. Già gi orchi avevano fatto patto coi contadini del posto che dovevano portare cibo all’orca, la loro madre. Era un mostro acquatico con denti affilatissimi. Poteva anche uscire dalle acque e bisognava stare attenti a non addentrarsi troppo lungo il corso del rabbioso Margorabbia. Sotto Ganna c‘era la Badia. I monaci, con intense preghiere, cercavano di contenere il male che abitava negli antri della Valganna. Ma Guido aveva venduto l’anima al diavolo. E pretendeva, oltre ai sacrifici di animali, che periodicamente facevano i contadini per saziare la fame spietata dell’orca, anche di giovani vergini.

Venne a Varese il diacono Arialdo da Carimate a predicare la conversione e la penitenza la fustigazione dei costumi, contro le pratiche empie della simonia e del concubinato. Come Giovanni nel deserto, predicava contro Guido.

«Convertitevi! Il giorno del giudizio è vicino! Fate penitenza e Dio vi risparmierà. Non fate come a Sodoma, a Gomorra, a Babele. Fate come a Ninive. Non ti è lecito tenere la concubina Gertrude».

Guido, come Erode, teneva un rapporto illecito con la nobile Gertrude dei conti di Fragasso, che il profeta denunciava. Fece ammazzare Arialdo dai suoi bravi il 27 di giugno del 1066. Il suo corpo fu gettato nel lago di Ghirla e divorato dall’orca. Ma avvenne un miracolo, come a Giona. L’orca rigettò il corpo di Arialdo che rimase intatto. Raccolto da fedeli devoti venne portato nella Badia di Ganna e sepolto nel cimitero. Nello stesso tempo accadde che Guido si innamorò di una delle vergini promesse al sacrificio: era la figlia del duca di Valganna, Goffredo. Guido la fece rapire e rinchiudere nella fortezza degli orchi, che si trovava sopra la fonte Orca, sopra il lago di Ghirla. La fonte Orca era una fontana prodigiosa. Era la fontana degli orchi. Le sue acque curavano le malattie ed inoltre era preziosissima per il posto, per l’irrigazione dei campi ed anche perché le sue acque mettevano in moto diversi mulini.

Intanto a vendicare il sangue del martire Arialdo era giunto il cavaliere Erlembaldo Cotta, fratello di Landolfo. Lo seguiva un portentoso esercito. Anche Guido aveva raccolto un esercito di suoi fedelissimi e naturalmente era adiuvato dagli orchi, molto più potenti degli uomini. Ci fu una furente battaglia in Valganna. Le acque si tinsero di sangue. Quell’evento era visto come una punizione divina: una piaga d’Egitto. Pare che dal sangue dei caduti di questa battaglia si tingessero le pietre rossastre del posto, molto adusate in edilizia e in architettura. Il fiume Margorabbia significa difatti: «nelle acque arrabbiate». Quando le sorti della battaglia erano state quasi decise a favore degli orchi, ecco che Erlembaldo, aiutato dal fratello Landolfo, si getta in un’impresa disperata. Prende una possente lancia d’oro e la scaglia nel ventre dell’orca di Ghirla. Era ricoperta di scaglie squamose di difficile penetrazione. Ma c’era un punto, sotto il cuore, che era debole. L’orca, colpita a morte, pareva esalar l’ultimo spiro. Però aveva un altro cuore, che ancora palpitava, nella zona del ventre. Accortosi Landolfo che stava di nuovo inalberandosi per divorare Erlembaldo lancia una freccia d’argento di lontano e ne colpisce il secondo cuore. Gli orchi, a vedere caduta la loro madre, correvano spaventati e si nascondevano a frotte nelle grotte di Valganna.

Vinse l’esercito di Erlembaldo. Da allora fino ad oggi gli orchi abitano quegli antri infiniti. Guido, sconfitto, lasciò l’episcopato milanese e si ritirò con loro nelle grotte. Ma si recò a lui l’eroe Erlembardo.

«Guido! Lascia al popolo di Ganna la sua principessa Umberta, che tu tieni prigioniera».

Guido rilasciò la principessa, ma lanciò una maledizione. La fonte Orca si disseccò e fu un dramma, inoltre in Valganna scese il ghiaccio e l’inverno non finiva mai. Si era tornati al tempo delle glaciazioni. I contadini, i pastori e la popolazione erano disperati. Alla fine, si trovò un accordo e la principessa Umberta per sei mesi stava con Guido e sei mesi poteva tornare alla sua casa, dal padre Goffredo e dalla madre, Arminia. Così la maledizione venne tolta. Pare che ancor oggi Umberta abiti, rivestita d’infernale immortalità, le grotte di Valganna, insieme a Guido e agli orchi. Ancor oggi, infatti, la Fonte Orca d’estate caccia le sue dolci e fredde acque e d’inverno svanisce nei corsi inferi.


Vincenzo Capodiferro

GLI ORCHI DELLA VALGANNA un racconto di Vincenzo Capodiferro

  Racconto fantasy legato alla figura di Guido da Velate.   Il lago di Ghirla è uno specchio d’acqua cristallina virescente, un gioiellino...