giovedì 16 luglio 2026

Alberto Mori “Framing” (Fara Editore, 2026)

 

                                    


 Alberto Mori, poeta, performer e artista, tra le voci più originali della generazione poetica nata nei primi anni Sessanta, ci dona il titolo “Framing”. Accezione linguistica nell’ottica delle distorsioni nelle quali la percezione delle cose cambia a seconda di come il messaggio viene incorniciato, ma anche veicolato attraverso i mutamenti personali di prospettiva. Significativo che Mori inauguri la pagina citando il sociologo Erving Goffman, in particolare quando indica il framing come una lente che può deformare o mettere a fuoco, in uno sviluppo che porta quindi, inevitabilmente, ad una peculiarità soggettiva e interpretativa. Il libro è suddiviso in sei sezioni su partitura mobile e strutturata, accattivante e modulare, come alternanza di percezioni abilitata alla cattura di elementi fonetici e visivi graficamente posti nella tracciatura poliedrica. “Le ciglia viste finalmente in due archi/ Dal basso verso il piano dello sportello/ dove discoste s’appartano dallo schermo” e ancora “Dalla ringhiera per inerzia/ Penzolano basse mani rilasciate/ Il ginocchio spinge sollevato/ con pressione del corpo/ Baluardo dello sfinimento tenuto in trazione”. Sono inquadrature esigenti, accorte perché sperimentate nei ritagli di una singolarità che acuisce la percezione del particolare portato a segno tangibile e capace di richiamare lo sguardo e reindirizzare il pensiero. Non è un caso che le sezioni siano aperte da una sorta di pagina “dialogica”, quasi a definire un processo cinematografico di preparazione alla ripresa filmica. Gli accostamenti delimitano gli spazi e ne ammettono la liceità irregolare, l’ampiezza estorta alla condizione dicibile, relativa al cospicuo fenomeno che osa l’alternanza ma anche la modifica nella possibilità che include sentire di sinestesia: “Vento disinquadra ora/ Increspa accenno invisibile/ Abbandona fiato buio”. E’ un rapportarsi alle aperture che disegnano scorci e intagli, arrivando a configurare percezioni asimmetriche, posture, passaggi, enti che imprimono reazioni di sosta e di gesto, di frantumazioni e insistenze. Anche l’elemento in natura determina agnizioni improvvise e selettive, in auspicio di colori attesi o parziali, di movimenti e mutamenti da interpretare: “Nuvola nella nube/ Nembo in strato/ Cirri appesi/ sopra masse cumuliformi”. Nella sezione “Luce” è possibile cogliere una flessibilità di veduta che opera in versi la prosecuzione di un accenno situazionale costituito da fotogrammi irrisolti, tratti che concedono soste e sequenze, riproducibilità peculiari compiute nella sonorità della parola attraversata dallo sguardo del poeta. “Oscilla chiarità nota della trasparenza/ aperta al formicolio di fosfeni invisibili”, evocando quelle luci del sistema visivo, i fosfeni appunto, che già Andrea Zanzotto poneva come ciò che resta della visione, in una pluralità che non esclude una particolare sensibilità di veglia. Nella sezione “Aria e sorvolo”, poi, Alberto Mori costruisce anche un esempio di architettura strofica dove i versi sono compattati in una differenza d’interlinea, attraverso una successione di moduli caratterizzati da accensioni e spegnimenti: “Origine accesa l’interno spazio luminoso attraverso/ immagini dettaglia giorno” e “Scomparsa in evanescenza restringente obbiettivo/ chiuso da portale dissonante”. Così dentro e fuori l’autore dirama, acuisce l’attenzione verso le strategie espressive che si contaminano diffondendosi in tracce di fiato, d’ossigeno, di gravità minimali. Nell’ultima sezione “Suono e corpo”, l’attenzione si concentra sulla visibilità di un esito testuale che accorpa i lemmi, in un caso ne pone anche il seguito con anagramma a frase, interviene sulla stessa variabilità di corpo dei caratteri, concentra il filtro interpretativo nel particolare asimmetrico, quando si esprime una collocazione che implica l’esistenza dell’opposto perché in riferimento a quello sussiste, in una condivisa osservazione che riafferma la decisiva tonalità dei particolari: “Lo spigolo ritma/ Trattiene frammento”; un frammento che Alberto Mori rileva e propone per evidenziare i molteplici significati del reale stesso sotto “cieli perfettibili”.

 

                                               Andrea Rompianesi

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