lunedì 16 febbraio 2026

FRANZ PORTA (1937-2001) a cura di Vincenzo Capodiferro

 


 Vivo pittore italiano, tra espressionismo e realistica ironia

Il pittore Franz Porta è nato a Bergamo il 21 febbraio del 1937 ed è morto a Nembro il 1° giugno del 2001. Formalmente viene inserito nella corrente, se possiamo in qualche modo codificarlo, dell’espressionismo tedesco, giacché il giovane pittore bergamasco per due anni e più è rimasto in Germania per modernizzare la sua formazione artistica classica.

Ha frequentato la Scuola Media a Bergamo, dopo si è iscritto all'Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo, dove, sotto la guida di valenti artisti, come i pittori Funi e Longaretti, ha completato la sua formazione artistica. Per capire bene mondo artistico di Franz Porta dobbiamo inquadrarlo in quella Bergamo, che è stato un centro di cultura e di cattolicità.

Conseguito il diploma all'Accademia, il giovane artista, non soddisfatto della sua formazione, si è recato in Germania, attratto dagli espressionisti tedeschi che a Monaco trovavano l'ambiente più adatto alla manifestazione della loro arte. È rimasto in Germania ben due anni, durante i quali ha assimilato l'indirizzo espressionista.

Il suo temperamento lo portava all'osservazione, a cogliere il lato debole delle situazioni, affinando una sua nativa ironia che si rifletterà sulle sue opere.

Due anni dopo, nel 1959, Franz Porta, forte delle sue nuove esperienze, ritorna in Italia. Si dedica al restauro sotto la guida di Mauro Pelliccioli. Lavora nella chiesa di S. Antonio a Bergamo su opere del Trecento e della scuola bizantina, del Foppa, del Romanino, della scuola del Mantegna, sugli affreschi del Bramante, scoperti dallo stesso Pelliccioli nel Palazzo Donizetti di Bergamo e sugli affreschi del Veronese nella Villa Palladiana Sesso-Schiavo di Sandrigo.

L’arte di Franz Porta è la risultante armoniosa di queste esperienze. Nel 1960 Franz Porta s'impone al Premio Internazionale «Primavera degli artisti» ad Albissola Mare, conseguendovi la Medaglia d'Oro dell'Ente Provinciale del Turismo, città di La Spezia, e una seconda volta nel 1962 il Premio acquisto dell'A.l.G. di Firenze. Nel 1964 ottiene la Medaglia d'Oro al «Premio Città di Savona» e nel 1965 ottiene a Roma per la prima volta un successo straordinario alla sua Prima Mostra Personale nella Galleria «Giulia Flavia» al centro della Roma rinascimentale nei pressi di Piazza Farnese e di Campo de' Fiori, a Via Giulia, il vecchio corso di Roma.

 La produzione di Franz Porta si articola su di una tematica molto varia e interessante. Il mondo artistico del pittore bergamasco si popola di personaggi sempre tipici che l'artista coglie negli ambienti dove ha trascorso la sua vita: Bergamo e Monaco, ossia l'Italia cattolica e la Germania neopagana, un ambiente conformista e un paese abbastanza progressista. Ma nell'uno e nell'altro ambiente Franz Porta sceglie i personaggi che meglio degli altri esprimono qualcosa di nuovo e di interessante. Dall'ambiente cattolico bergamasco che ricorda più da vicino la sua infanzia riprende, con un senso di reazione e di sarcasmo, le scene dei chierichetti, le «processioni», i «prelati», le «scholae cantorum», le «suore», i «preti» in una infinità di situazioni.  

Dall'ambiente tedesco Franz Porta prende, invece, tutto un mondo di angoli tanto cari agli espressionisti tedeschi, in analogia a situazioni e vissuti che si ritrovano nei romanzi dei nostri più quotati scrittori neorealisti, tipo Moravia o Pasolini. Si tratta di osterie, di donne ubriache, bestemmiatrici e divaganti in oscenità, si tratta di personaggi del terzo sesso o, ad esempio, soldati messi, come i «chierichetti» di memoria italiana, alla berlina, espressione di un antimilitarismo nato nel dopoguerra in Germania.

Da una simile tematica non bisogna escludere i «Paesaggi», le «Marine» e i «Fiori» che riflettono lo stato poetico del giovane pittore in cui si sente il bisogno di un attimo di tranquillità nella natura.

Come quasi ogni artista, il pittore soffre uno scompenso nella società, un intimo tormento per cui stabilisce un vero dialogo con la natura e soprattutto con i personaggi che egli ritrae sulla tela con violenza.

Questo colloquio tra realtà e umanità, tra artista e personaggi di una rinnovata società umana si modula in tonalità diverse, si esprime in colori fortemente dosati, in volti parlanti che mostrano qualcosa di intimo, una semplice curiosità come le «Due amiche», come il caratteristico atteggiamento della «Pescivendola» e come in tanti quadri di «chierichetti» e di «Suore» sorprese nella loro preghiera o un attimo prima o dopo la colazione.

Molte sue opere figurano in importanti collezioni private e pubbliche.

Nella valutazione critica, questo pittore è ritenuto come una delle più autentiche e forti espressioni della pittura italiana contemporanea.

È stato un pittore molto rinomato e citato in notissimi quotidiani nazionali. Di lui scrisse Aligi Sassu: «Confesso che da Franz Porta, un giovane che da tempo seguo con interesse, non mi sarei aspettato una così decisa presa di posizione di fronte alla pittura e alla vita. Tanto più valida, oggi, nella confusione dilagante degli indirizzi estetici e del linguaggio pittorico. Nell'opera di Franz Porta, che è quasi un canto monodico di grigi silenzi e di solitaria desolazione, l'uomo è sempre presente in un silenzio teso al senso oscuro e travagliato del nostro tempo; in un dialogo scarno di personaggi, che si rivelano testimoni e protagonisti insieme di un destino accettato, ma non scontato; in un impegno umano che non chiude gli occhi dinanzi al grande spettacolo del mondo». 

E Pino Lausetti: «L'impegno nei confronti della realtà si risolve per Porta nella ricerca di una verità morale che sfocia nella dimensione tragica dei suoi personaggi. Il mondo di questo artista è il mondo della stanchezza e della rinuncia. Negli ospizi, negli angiporti, nelle osterie egli situa una umanità prostrata e senza sogni. Egli rifugge ogni compromesso sentimentalistico, ogni cedimento sul piano del costume e dell'ambiente, conduce la sua azione demistificatrice con radicale fermezza: mettendo fuori causa il patetico a favore del tragico, la “lacrima” a favore dell'amara e cosciente constatazione di una condizione umana».

                             

Ringraziamo lo scrittore Enea Biumi per averci passato questa piccola biografia del pittore Franz Porta di Oron Zecca, naturalmente rivisitata. Trovandosi dinanzi alle opere di Porta, che sono di dimensioni spesso monumentali, tanto da somigliare, in qualche modo, a “Il funerale a Ornans” di Courbet, si rimane estasiati. È stato un grande artista, che ha saputo riportare in toni vivi e sonanti una realtà cruda, demistificata, setacciata dal calibro di una sottilissima ironia. L’ironia brucia, ha lo scopo di stimolare, come la satira, di fustigare i costumi, di denunciare l’ipocrisia, l’apparenza, quella malattia del fenomenismo che oggi è imperante, ma che già covava ai tempi del nostro. A volte le sue opere ci appaiono come sorprendenti e seri naif: una favola realistica. Il fine dell’arte qui diviene analisi sociologica, ma quasi veristica, se non fosse per quell’aristotelico risus, che al pari del pianto, si rivela catartico. La comicità che traspare dalle pennellate non è banale, ma profonda, riluttante. Ci pone degli interrogativi esistenziali fortissimi. Risente non solo dell’espressionismo tedesco, ma di quella teatralità delle nostre chiese, in cui il Nostro ha lavorato come restauratore. Porta è un artista serio che ride della vita e della società. Tutta la sua arte rappresenta - per adusare un ossimoro - un pessimistico ottimismo. Un artista come il Porta andrebbe rivalutato seriamente e valorizzato nell’intenso panorama della nostrana storia dell’arte.

Vincenzo Capodiferro

 

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