mercoledì 23 settembre 2026

Riccardo Olivieri “Santa brezza” (Puntoacapo, Editrice, 2026)

 

                        


 

Sensibili ai silenzi, alle ingiustizie che abitano la quotidianità, alle mancanze percepite negli sguardi, alle assenze o ai timori, alle domande che sorgono pungenti. Sensibili ai versi di Riccardo Olivieri in questo suo esito “Santa brezza”, dove qualcosa deve inevitabilmente porci uno spazio da abitare nella più ammissibile prospettiva di tregua se non di salvezza. Ciò che ho reso sacro tu non chiamarlo più profano, è stato detto... tutto l’empirico filtro della consistenza materica, nella sua graduale assimilazione che non esclude l’intensità di certi impatti, ci pone al confronto con le cose; le più umili e solide come retroterra della nostra “viandanza” continuamente esposta alla riflessione ontologica. Noi essenti, enti tra gli enti, guardiamo, come fa Olivieri, gli occhi dei figli. Cerchiamo di recuperare quelle fasi decisive, quali boe alle quali aggrapparsi, impresse nel nostro ricordo vigile. Attraversare le emozioni come segnali di un cammino esistenziale nel quale i versi della poesia sono tracce, linee, di un disegno necessario perché necessaria è la scelta dell’interpretare il bisogno atavico di una parola che sia senso oltre il senso. L’input dell’autore è nei versi brevi, spesso essenziali, asimmetrici nell’abitare gli spazi, nella parola rivolta, paziente e meditata nel suo accenno montaliano: “Io per me ho già scelto un posto/ che non posso dire,/ da cui saprò come vederti. Ma ora vai, fai/ Rivoluzione – di tua repubblica gentile”. L’approccio elegante dell’assonanza si accorda lieve con la traiettoria prosodica incisa dall’enjambement, che spezza ulteriormente, al di là della stessa versificazione. E’ un sentire d’amore, quasi una espressione di fedele d’amore, per citare un riferimento a Giuseppe Conte; un ritrovarsi attraverso le sensazioni dettate dal confronto con gli stimoli circostanti di natura: “il ronzio della veste alata che mi saluta d’intorno/ qui,/ nella campagna inspiegabilmente felice”. Così s’immerge la penna in una alternanza che include l’apertura d’orizzonte per una possibilità acuita dalla precisione di una terzina espansiva: “Mare enorme oggetto obliquo ai continenti,/ mentale soprammobile ingombrante,/ missile a benzina per le iridi più azzurre”. Linee di confronto, afflati paterni, segnali di luce a ricordare opzioni difese nella consapevolezza del peso delle parole, della loro ostinata resistenza, la sola apparentemente rimasta sul piano della praticabilità quotidiana ed immanente. Anche la preghiera stessa è parola, segnale intriso di un sentire sensibile e mobile. La voce di Riccardo Olivieri è anche voce di condanna verso un degrado in cui la caduta dei valori etici ha determinato ingiustizie e sofferenze. Allora diviene necessaria l’attenzione che emerge dalla frequentazione degli spazi angolari, delle contingenti estensioni minimali, delle tonalità immiti e riflettenti; “Tieniti sempre un ultimo sorso./ Lascialo appoggiato/ discosto/ al lato sinistro di te,/ servirà”. La grazia che si coglie nei versi attiene alla pratica di un levare, di un’assidua limatura che s’intrattiene con la definizione relativa dei ruoli e li determina comunque: “Li vedi e ti vedi e credi ancora più/ alla vita che c’è/ fuori”; così come assume ruolo significativo la figura del manichino che è alter ego, identità che s’impone nella nitidezza stagionale: “D’estate il mio manichino prende importanza,/ si sente padrone del gioco,/ mi dice ch’è sua la vacanza”. Ci sono date che si pongono simboliche, accennano ad un lungomare, alla presenza femminile che accompagna, che cura, dove è possibile percepire il segnale d’attenzione, quella brezza che è presenza: “poi – con l’aria in faccia come in bici/ ho ripensato alla foto che mi hai fatto”. E Parigi, la Senna, scorte di luce ma anche contrasti dei particolari che sembrano riecheggiare toni presenti nella prosa di Patrick Modiano, nel suo respiro regolare. Aria, sassi, pioggia, sciami di frumenti, piante, sedie, osservazioni e accostamenti propri di un poeta che ha amato tratti e segni di figure come Sereni e Luzi. Il libro termina con un ulteriore omaggio rivolto a Mario Benedetti, nella traduzione di due suoi testi di valenza civile. Un percorso poetico quindi, quello di Riccardo Olivieri, intessuto di acquisizioni della durata comprensiva di una biografia nella sua più partecipata sensibilità.

 

                                                                                         Andrea Rompianesi

 

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Riccardo Olivieri “Santa brezza” (Puntoacapo, Editrice, 2026)

                             Sensibili ai silenzi, alle ingiustizie che abitano la quotidianità, alle mancanze percepite negli sguardi, ...