Suddivisa in sei capitoletti, la silloge presenta una unità di fondo, una sorta di file rouge che sottende ogni poesia tanto che i versi diventano un poema unico sia che ci parla di Ediacara, Atlantide, fossili, dinosauri, sia che si avventuri sui tram di Milano, o nei vicoli di Genova, o parli di satelliti Starlink e del Donetsk, o affronti relazioni amorose e famigliari. Il discorso poetico si innesta in un gioco del quotidiano, non scevro da sentimenti, preferenze, ricordi, per concentrarsi o per lo meno evidenziare problemi vitali sia del singolo che della comunità.
In quei giorni, tra lutti e gozzoviglie,si stava in un acquario, col tramonto
sopra i mobili di casa ...
Oltre tante pagine del vento (attentati
migrazioni bombardamenti) non sembrò
cambiato niente, e la pioggia solo
un tocco vedovile alla scogliera ...
a ogni movimento, un tempo la cui stasi
è un’evoluzione disperante, ed è stata
una strana eccitazione della morte (…)
e mi dedicai al saccheggio. Nei carruggi umidi
di pesto e alici, ché a vent'anni non puoi altro,
c'era il vento e tu ti entusiasmavi
degli zingari, degli attimi e dei rigattieri.
qua i maghreb e gli ufficieri, i pensionati, le raucedini,
gli alzheimer, ipertesi, i dolori compressivi -
metamorfa cerca di falò nelle cucine, sono
corpi santi, i fuochi fatui della periferia.
quando cuce e scuce la Barona, Chiaravalle,
Niguarda e l'Ortica, quando gracida
e sferraglia sopra gli starnuti e le code
degli eterni pellegrini, i rimossi, i pendolari.
nessuno ti mangiava,
non c'erano creature né c'erano i creatori:
i figli resistevano da soli
all'esistenza e questa non chiedeva
in ausilio la speranza.
Non so per primo chi
abbia cominciato a inventare
che ci fosse un'eredità o un motivo
per trionfare.
Forse è troppo presto e forse mi
sbaglio, ma mi piacerebbe inserire Toffanetti fra quella schiera di poeti che
appartengono alla cosiddetta Linea lombarda. Non solo e non tanto perché
Franco Loi è stato il suo mentore, bensì nel rifiuto costante della retorica e
del soggettivismo, nell’uso di toni dimessi, quotidiani, antieroici e
antilirici, nell’interesse per il presente. La sua lingua infatti non è né lirica
né narrativa, ma un intreccio di lessico scientifico, domestico, cronachistico,
filosofico, a volte religioso e fiabesco. Si sente infatti nei suoi versi lo
studio, l’affinamento, il rapporto con la tradizione poetica di Raboni, Sereni
e persino di Testori.
un buco nella rete, lì lancia il petardo –
dice “capodanno!” Siede a cena con gli zii.
Nella vecchia casa alligna il cotechino,
il bimbo, all’ombra della mamma, trova
la vita, e la scambia per destino.
Giunti alla fine di questa
raccolta sembra che il contenuto si dilati come a significare l’impossibilità
di una chiusura. I versi acquistano un tono forse più intimo e familiare ma non
rinunciano a gettare uno sguardo sul mondo. L’universo – sembra dirci – non
finisce, si trasforma.
(…) intanto
tu arricciavi un buco dentro l'aldiquà e come sempre
grattavi l'infinito: concludevi l'universo in uno sguardo.
Enea Biumi
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